Alcuni naquero su Geocities

GeoCities

Geocities fu una rivoluzione al tempo, dal 1995 in poi un vero BOOM di siti personali e non si espandeva fragorosamente in rete: un grande numero di utenti si trasformano da passivi lettori in attivi creatori di contenuti senza pagare nulla, una cosa che oggi pare ovvia e scontata, ma che tempo fa rappresentava quasi una sfida.

Molti “Fulviuz” sono nati lì, tra le prime chat e i primi siti in HTML che ora farebbero con la loro visione impazzire il W3C. Ma era un mondo felice e semplice, fatto di esperimenti e di disconnessioni… chiuse nel 2009 sorpassato da tantissimi altri servizi. Ma noi vogliamo ancora ricordarcelo nel 2019

“Alla ricerca del sito perduto”

Per questo piccolo revival nostalgico basterà visitare questi siti e cercare le vostre vecchie creazioni o semplicemente sfogliare quelle degli altri beandosi tra i tag <MARQUEE> e tra le vagonate di gif che vi picchieranno le pupille.

Cominciamo con http://www.oocities.org/ che con un modo semplice e pulito offre un bel po’ di link da spulciare

oocities

La pagina riporta sia le vecchie “aree geografiche” (non si chiamava GeoCities per niente) sia varie tipologie di ricerca (vedere i raggruppamenti locali tipo Italy, più recenti) o la ricerca per username (dalla A alla Z):

Abbiamo poi http://deletedcity.net/
Qui c’è un bel raggruppamento grafico di come era strutturato GeoCities all’inizio:

Per esempio zoomando per bene dentro Area51, la location dove sono raggruppati i siti che ora definiremo “dei pazzoidi”, ma che una volta erano allegre cagate della stessa risma dei creepypasta, troviamo riferimenti a un telefilm “misterioso” dell’epoca “MILLENNIUM”, da quel genio di Carter che creò pure The X-files. Mannaggia e chi ti scorda a te!

C’è poi http://www.geocities.ws che sembra solo un sito di Hosting, ma sotto in basso a sinistra presenta un bel link che punta qui http://www.geocities.ws/archive

La quantità di risorse ancora disponibili e che di sicuro non si trovano altrove, magari non più utili se non per nostalgia, oppure ancora utili, ma solo per pratiche arcaiche (boh, il txt della programmazione del circuito XY su una motherboard del macchinario ZW del 1994) è INCREDIBILMENTE GRANDE.

Oggi siamo spesso intontiti davanti a uno schermo di un pc o di uno smartphone a scrollare aggiornamenti su Facebook, su Twitter, su Instagram e altra feconda merda simile, mettendo mi piace a ragazze ridicole che per un LIKE ti mostrano le tonsille (quelle di sotto), infilandoci nel cervello a ritmo serrato un set di informazioni social che sprecano solo bytes nei server e nel nostro cranio IGNARI che là fuori (o là dentro) c’è ben altro: sotto un vecchio sedimento coriaceo in cui rovistare scavando ben bene nel profondo, imbattendosi poi in antiche città in rovina, spazzate via dal tempo, trovando poi antiche conoscenze perdute, perle di non voluta saggezza, ingenue storie di antichi soldati della rete.

GoodBye GeoCities

Un pensiero su “Alcuni naquero su Geocities

  1. Io avevo il mio primo sitino hot lì, html base, marquee ovunque, mi pare che il blink fosse già deprecato, sfondo arcobaleno. Non consigliato da 10 oculisti su 10.

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